Bradygames e la guida infame di Final Fantasy IX

Ovvero “come redigere la peggior guida strategica ufficiale della storia”; o come non redigere, in questo caso non fa molta differenza, e scopriremo a breve perché. Ma, come sempre, procediamo con ordine e calma.

Una pagina di videogioco

Di recente ho iniziato a collezionare guide strategiche ufficiali, un oggetto che da sempre mi ha affascinato ed ha avuto un’aura mistica per me, come qualcosa di assolutamente definitivo e imprescindibile, il Santo Graal che, una volta letto, ti porta a scoprire ogni segreto del gioco e a diventarne maestro. Pagine e pagine di strategie per battere i nemici nel metodo più efficace, punti deboli, scorciatoie per finire il livello nel minor tempo possibile, segreti, dettagli unici sulla trama, lista dei comandi e tanto altro. Se, per alcuni titoli, questo genere di libroni mistici aveva (ed ha tutt’ora) un senso, come per gli strategici e i giochi di ruolo, per altri risulta un’operazione di vendita per collezionisti fine a sé stessa, un insieme di mappe stampate infarcite qua e là di qualche schermata di gioco con didascaliche frasi come “procedete lungo questo sentiero e sparate”. Quando avevo circa 5 o 6 anni, l’unica guida in mio possesso era La Bibbibia di Tekken 3, allegato al numero 17 di agosto ’99 della famosa PSM, rivista indipendente (leggasi “non ufficiale, piena di informazioni mezze vere e per l’80% false” ma questa è, o sarà, un’altra storia, anzi, un altro articolo). Una guida per nulla ufficiale ma, stranamente, contenente informazioni quasi interamente corrette e utili; dico quasi perché, sebbene le informazioni su come sbloccare costumi alternativi e liste combo siano esaustive e corrette, ad oggi, dopo 20 anni, non capisco ancora cosa diavolo voglia dire “tenere il pad in posizione neutra” perché non ha nessuna correlazione con lo schema controlli di gioco. Ma non era quella la guida strategica a cui puntavo, adesso come allora, oh no: LA guida definitiva, per me, è sempre stata quella di Final Fantasy VIII. L’anno scorso, finalmente… no, non sono riuscito a recuperarla (però ho finalmente concluso tutti e quattro i dischi di gioco). Qualche anno più tardi, la mia associazione mentale guida strategica = Final Fantasy si rafforzò sempre di più, con l’uscita del decimo capitolo (che no, non giocai ma ho finalmente recuperato per la PS3… senza guida strategica ovviamente) quando, un giorno, ai tempi della prima superiore (sì, sono sempre andato leggermente lungo sulle ultime uscite), invitando a casa un mio amico per giocare a (indovinate…) Crash Bash per la prima PlayStation (partita cooperativa che ad oggi è tutt’ora attiva, ma dettagli), lui, armato di Memory Card, disco di gioco e guida strategica prestata, mi chiese in prestito la PS2, giusto il tempo di andare a fare i popcorn, per poter battere uno stramaledettisimo boss. Passano gli anni, inizio ad ampliare il concetto di utilità e definizione di guida strategica e i volumi ufficiali sul mio scaffale iniziano a farsi vedere (per amor di precisione sono 4 e no, ancora nessuna traccia di Final Fantasy, ma giuro che ne recupererò una, costi quel che costi sotto i 15 €). La mia ricerca, ovviamente, è appena agli inizi, e in questo periodo pandemico si limita a due fattori, ovvero GameStop ed Ebay. È proprio sul noto sito di aste che, tra un articolo etichettato come “osserva” e uno fuori budget, spunta fuori lei, la guida strategica ufficiale di Final Fantasy IX pubblicata dalla Bradygames. Fatto questo interessante quanto inutile e prolisso preambolo, possiamo ora andare a parlare di quello che viene considerato all’unanimità un obbrobrio in carta stampata.

Ecco qui come si presenta la copertina.

La fantasia finale di una guida da dimenticare

È l’autunno del 2000 quando Squaresoft (come si chiamava all’epoca Square Enix, prima delle varie fusioni) pubblica sul suolo americano la sua nuova fatica videoludica in esclusiva per la console domestica di Sony, un nuovo mattone in quattro CD che risponde al nome di Final Fantasy IX. Alcuni ne lodano la trama e l’ambientazione, altri ne criticano la scelta artistica di ritornare allo stile super deformed del settimo capitolo e alcune meccaniche di gioco tra cui la riduzione delle abilità. In generale il titolo vendette oltre le 250.000 copie nei primi due anni dal rilascio (un numero ridotto se paragonato al milione e mezzo venduto in Giappone in soli 6 mesi) e, ad oggi, è retroattivamente considerato uno dei migliori Final Fantasy di sempre, anche dal creatore della saga Hironobu Sakaguchi. I negozietti indipendenti vengono riforniti costantemente di nuove copie dei giochi, assieme a cataloghi di prossime uscite e indiscrezioni da parte di fornitori e rappresentanti. È ancora il periodo in cui, se non è una rivista ad annunciare le novità del settore, è proprio il proprietario del negozio a farlo, in un’epoca in cui noi, semplici clienti di fiducia, per poterci connettere a internet, oltre a dover intasare la linea telefonica di casa, dobbiamo farlo dall’unico computer di casa, pagando profumatamente ogni minuto di lenta connessione col futuro. È però, anche, il periodo di vera e propria espansione informatica e computerizzazione non solo delle case ma anche dei servizi, che vedevano in internet un valore aggiunto per espandere l’esperienza fornita (della serie “internet esiste, è figo, va di moda quindi dobbiamo usarlo“). In questo contesto, le già citate guide strategiche hanno il loro perché ancora più di oggi, vista la mole di informazioni incluse, subito disponibili e, specie nelle guide ufficiali, verificate. Eh già, perché se qualcosa ha sempre caratterizzato le versioni approvate dalla casa di programmazione è proprio la veridicità delle informazioni riportate, spesso (ma non sempre) anche molto esaustive, visto il filo diretto col team di sviluppo. Square decide, quindi, anche per quell’anno, di lanciare, assieme al gioco, anche la guida strategica ufficiale, complice anche le meccaniche e le innumerevoli missioni opzionali di Final Fantasy IX. Decide di far scrivere e pubblicare la guida in questione dalla Bradygames, divisione americana della britannica Dorling Kindersley. Incaricato della stesura è un certo Dan Birlew. Unica nota da parte di Square: integrare internet. Ebbene sì, perché Squaresoft pochi mesi prima, il 6 giungo di quell’anno, lanciò il suo servizio PlayOnline.com, un portale contenente interviste, materiale esclusivo (anche acquistabile), messaggistica istantanea e accesso ai server di gioco per il multigiocatore (questi ultimi sarebbero stati sfruttati solo in seguito da Final Fantast XI). Per spingere questo suo servizio e per rafforzare il legame che avrebbe avuto con la saga videoludica, ai piani alti si decise che il modo migliore sarebbe stato quello di integrare la guida strategica del nuovo gioiello di punta proprio col servizio: insomma, l’idea fu quella, comune all’epoca, di sfruttare internet (perché, insomma ragazzi, siamo agli albori del 2000 ed è internet, cosa c’è di più ganzo e moderno?) ed espandere con del contenuto digitale i confini del cartaceo. E come concetto generale non sarebbe stato nemmeno troppo male se ci si fosse limitati sia in qualità che in quantità dei contenuti aggiuntivi.

Eccome come appariva l’home page (sopra) e la schermata di login (sotto) nell’aprile 2001.

Per ulteriori informazioni vai su PlayOnline.com

Il primo punto a sfavore (perché di punto a sfavore si tratta, almeno per ora) è proprio quello di avere continui rimandi al sito di Square riguardo a qualsiasi cosa di qualsiasi sezione. Il problema vero e proprio, nonché enorme difetto insormontabile del volume, sorge dal momento in cui sul sito non devi andarci semplicemente per avere informazioni o materiale aggiuntivi oltre a quelli inseriti nella guida… perché nella guida non c’è scritto assolutamente nulla! Esatto, proprio così: nella guida non c’è alcuna reale strategia di battaglia, elenco di oggetti acquistabili o recuperabili, lista delle abilità che è possibile imparare né come, segreti, consigli su cosa potenziare e quando… avete capito bene, la “guida” (se così possiamo definire un ammasso di oltre 100 pagine inutili) non contiene la guida. <<Impossibile, non è vero!>> direte voi; bene, giudicate voi stessi dalla foto qui sotto.

Il paragrafo Rare Cards può essere così tradotto: ci sono delle carte particolarmente rare che puoi ottenere solo cercando in determinate aree di gioco. Se manchi queste opportuinità, non potrai collezionare tutte e 100 le carte. [Vuoi sapre dove trovare una carta rara? Vai su PlayOnline e scopri la sua locazione]. E ancora, più sotto, si può leggere nel riquadro blu: Cerchi qualche buon consiglio per le carte? PlayerOnline ha le risposte che cerchi!. Ora, ricordate quando qualche riga fa ho detto proprio qualsiasi cosa di qualsiasi sezione? Certo che ricordate, non siete mica dei pesci rossi. Prendete quell’affermazione e applicatela ad ogni singolo paragrafo di ogni singola pagina: otterrete delle cose poco simpatiche come quelle sopra riportate, in cui ogni due linee di testo descrittive (in modo molto sommario, banale e semplificato) sulle azioni consigliate da compiere (spesso riportando solo le fasi più ovvie e tralasciando le vere accortezze strategiche), accanto ad un’immagine (non sempre tratta dal gioco), troverete un bellissimo riquadro con una grafica in pieno stile anni 2000 in cui viene riportata la parola da inserire sulla relativa pagina di PlayOnlineper maggiori dettagli”. Ripeto: se queste ulteriori informazioni non fossero dove trovare oggetti rari o quali siano le missioni secondarie (oltre a dove trovarle, come attivarle e come risolverle) sarebbe risultato semplicemente snervante all’inverosimile. In questo scenario di una guida strategica che non fornisce strategie e a mala pena guida il giocatore nel corso dell’avventura, bisogna contestualizzare tutto nel periodo storico della nuova era di internet, in cui “sì, cioè bello, è internet capisci? Modernizzati un po’ !” ma comunque non è che le connessioni fossero una Ferrari venduta a cento lire. Ah, ho già detto che la guida costava circa una ventina di dollari (l’equivalente odierno, nel 2020, di circa 27,50 €)? Quindi immaginate un adolescente americano, fresco fresco di risparmi di compleanni (e, magari, anche Natale, visto il periodo di lancio) che va nel suo negozio di fiducia a comprare l’ultimo capolavoro dei giochi di ruolo a turni alla giapponese con tanto di guida, torna a casa, si mette nella sua cameretta, accende la TV a tubo catodico, inserisce il disco e accende la PlayStation. Tutto febbricitante, mentre attende il caricamento, scarta la guida, la sfoglia e… per sapere come finisce la storia, vai nell’altra stanza, quella col computer di tuo padre, e digita MASEISERIO su PlayOnline.com

Altre pagine dalla versione statunitense.

Anno nuovo, guida nuova

Spostiamoci avanti di qualche mese (e anche di qualche chilometro). Siamo in Europa nel febbraio 2001 quando, anche da noi, esce Final Fantasy IX e, con esso, la relativa guida. Per fortuna siamo molto più fortunati degli americani (anche se non da subito a livello di vendite), dal momento in cui la versione europea della guida strategica ufficiale (rilasciata sul nostro territorio, come la precedente, dalla casa editrice Piggyback) è di buona fattura, con un’impostazione grafica migliore e, soprattutto, non ha continui rimandi a PlayOnline. Per amor di precisione, i rimandi a PlayOnline ci sono ma fortunatamente sono limitati ai mini giochi secondari e ad alcuni segreti (ad esempio la caccia al tesoro dei Chocobo) e, cosa ancora più importante, sono relativi quasi esclusivamente alle ricompense, dal momento in cui le soluzioni a questi segreti sono presenti sulla guida, come potete vedere nell’immagine qui sotto.

Scansioni dalla versione anglosassone della guida.

Sembra che Square abbia imparato dai suoi errori e di questo dobbiamo solo esserne grati (anche perché è impensabile che una guida strategica ufficiale riporti soluzioni per il boss finale come “utilizza le mosse più potenti cercando di limitare i danni”). Qualche mese dopo ci riprovò con il decimo capitolo (e, stavolta, andò una meraviglia, sia a livello di pubblicazioni che a livello di vendite), piazzandosi ancora una volta tra le case videoludiche più importanti per la grande S trainando il suo monolite nero che macinava vendite a non finire (anche se sulla PlayStation 2 ne vennero dette e pubblicate di castronerie, specialmente in Italia… ma di questo ne parleremo un’altra volta). A settembre 2020, PlayOnline.com rimane attivo quasi esclusivamente come client di gioco per la versione PC di Final Fantasy XI Online (i server per le versioni PlayStation 2 e Xbox 360 vennero chiusi nel marzo 2016), in un declino che iniziò già undici anni prima con la decisione di non utilizzare il servizio per il futuro Final Fantasy XIV; quindi, se proprio volete giocare a FF IX con la guida strategica ufficiale europea (mi dispiace, amici d’oltre oceano), l’unico modo di recuperare le informazioni mancanti è quello di affidarsi al sito finalfantasyixarchive.110mb.com (che, nonostante sia offline da anni, è ancora disponibile utilizzando la wayback machine dal sito dell’internet archive, un visualizzatore di copie storiche da archivio di pagine web). Per questo enorme articolo è tutto, anche per oggi; io vi saluto e vi aspetto al prossimo articolo (anche perché devo scappare altrimenti mi si brucia l’hamburger in Cooking Mama).

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