La cultura dei LAN Party

Se qualcuno di voi è stato videogiocatore su PC negli anni 90 non può non aver mai sento o letto su un menù di gioco le parole “multigiocatore in locale” o “multiplayer in LAN“: ed è subito nostalgia. Cavi, bibite, patatine, CD sparsi, occhi puntati sui monitor uno di fronte all’altro e via coi ricordi e con le partite a Quale III Arena e Unreal Tournament. Eh sì, perché se agli amanti di PlayStation, Nintendo e SEGA bastava collegare un controller in più per farsi una partita con gli amici, per i giocatori da computer la situazione non sempre era così semplice e pratica. Ma computer è da sempre sinonimo di nerd e smanettone e da che mondo e mondo ai malati di informatica piace incasinarsi la vita (anche se risponderanno sempre che quello che stanno facendo non è incasinare ma è semplicemente la soluzione logica più banale). Prima che mi fondiate vivo: a me piacciono i computer in generale e nasco giocando su PlayStation e PC, si stava solo scherzando (forse). Sì, okay, belle parole ma cosa diavolo è una partita in locale o in LAN e perché è diventata così importante per la cultura videoludica finendo per rappresentare anche un fenomeno sociale? Come sempre, andiamo con ordine e calma ad analizzare i fatti e cerchiamo di ricostruire il tutto (che avviso, sarà un po’ più lungo e complicato del solito per quanto abbia cercato di semplificare molto, quindi mettetevi comodi e preparatevi anche a rileggere termini e paragrafi più volte).

Dal ’97 con furore

Logicamente Anni Novanta

Partiamo subito con delle definizioni. Iniziamo col dire che una partita in LAN e una in locale non sono la stessa cosa. “Locale“, infatti, in informatica vuol dire sullo stesso dispositivo in uso: sono partite in locali, dunque, le tipiche partite in due alla PlayStation o ai cabinati da sala giochi (che sia in modalità co-operativa o uno contro l’altro). Quando invece sì parla di LAN si intende che la partita avviene su più dispositivi collegati ad una stessa rete che copre un’area limitata (infatti LAN è l’acronimo di Local Area Network). Sempre in informatica, una rete è semplicemente una serie di dispositivi (con relativi hardware e software) collegati tra loro. Infatti, tipicamente, per effettuare una partita in LAN è necessario che tutti i computer siano collegati allo stesso router (o, se si gioca in due, basta semplicemente che i due computer siano collegati tra loro). Quindi, ricapitolando:

  • Multigiocatore in locale = un PC, due gamepad
  • Multigiocatore via LAN = più PC collegati alla stessa rete.

Una partita in LAN, quindi, potrebbe tranquillamente avvenire in una scuola, in cui i computer sono collegati alla stessa rete (rete internet della scuola in questo caso) e su ogni computer c’è installato il gioco (ufficialmente sconsiglio vivamente di replicare questo esempio ma in realtà se ci provate avrete solamente tutto il mio appoggio e la mia stima). I cari videogiocatori da tastiera, però, per anni hanno visto una limitata diffusione della modalità in locale in favore di quella via LAN, complici anche i giochi più in voga che ben si prestavano (e si prestano tutt’oggi) a questa modalità, come gli sparatutto in prima persona (qualcuno ha detto Quake III Arena di nuovo?) e gli strategici (e col tempo diventarono in voga proprio per il crescere del fenomeno LAN). Se volessimo dare alla cosa una visione “romantica e sociale” potremmo dire, correttamente, che una partita in LAN altro non è che una partita online via internet in cui tutti i partecipanti sono nella stessa stanza. Eh sì, perché se volevi giocare con un paio di amici, su PC, senza far arrivare una bolletta telefonica chilometrica e senza avere ritardi nel segnale (visto le velocità, la diffusione e i prezzi delle connessioni del tempo), allora l’unica alternativa era radunare amici e PC in una stanza stanza, attaccarsi con cavi e prolunghe ad uno stesso router (o ai vari ripetitori) e giocare. Già, ma se gli amici fossero stati più di due? E se aveste avuto in programma di giocare per ore e ore di fila? E se non fosse stata una semplice partita ma una scusa per ritrovarsi e fare festa, un raduno di sfegatati solo per giocatori accaniti e vinca il migliore? Beh, allora la vostra intenzione era quella di organizzare un LAN Party!

Organizzazione è la parola d’ordine

La festa prima delle feste

La situazione è questa: ognuno porta il suo computer, una copia del gioco, cavi, monitor, ciabatte, prese di corrente e magari anche da bere, da mangiare e altri amici (e amiche). Organizzazione improvvisata, massimo una settimana prima. E qui inizia il divertimento (ma anche i problemi):

  • Cosa portare veramente e come?
  • Dove ritrovarsi? Ovviamente serve un posto abbastanza grande per far stare tutti seduti ognuno con un pezzo di scrivania o tavolo su cui appoggiare il proprio pezzo di tecnologia (anche se alla fine si finiva per giocare in cantina, con un tavolo da picnic e i computer anche per terra).
  • Salterà la corrente o il contatore regge tutti quanti?
  • La linea regge il carico? E la bolletta?
    (Perché è vero che non si è connessi a un server internet, ma si è comunque connessi, a meno che un PC non faccia da server in locale, allora non serve nemmeno internet).

Ecco che pian piano qualcuno avanza l’idea di organizzarli per bene queste partite, magari prendendo in affitto un salone, includendo nell’organizzazione qualche amico elettricista, un informatico, dividendo le spese, organizzando posti letto per dormire e spazi per giocare. A prescindere dall’organizzazione, quello che non mancava mai era la competitività e la voglia di stare insieme tra amici. Quando per fare una chat spesso bastava alzare la voce o sporgersi verso un’altro monitor. Poi c’è chi preferisce giocare al buio e chi ben illuminato, c’è il tamarro che addobba la stanza con luci al neon e il videogiocatore accanito che mette su un tavolino una pigna di riviste e poster al muro. C’è chi gioca con le cuffie, chi con le casse, chi con una cassetta in sottofondo. C’è chi ha un case da battaglia, comodo per scorrazzare il PC in giro, e chi fa dell’estetica un tratto saliente della propria configurazione hardware. C’è chi va lì anche solo per vedere e per farsi qualche amico (certo, quando gli altri non giocano, cioè quasi mai). E c’è chi vuole organizzare qualcosa di più grande, magari un torneo. Allora sì che serve affittare un salone, magari pagando l’affitto con le tasse di iscrizione all’evento (e negli anni a venire le stesse case di sviluppo e distribuzione organizzeranno perfino eventi ufficiali). Oppure farla diventare una vera festa, un rave party dallo spirito nerd: paghi per entrare, per sentire musica a tutto volume, per giocare ad una delle console collegate in un angolo, per fare una partita competitiva, per conoscere gente nuova con le tue stesse passioni, per scambiarsi notizie, livelli aggiuntivi e patch. È tutto un gioco ma è tutto vero. E nel Nord Europa questo era già da anni un fenomeno di costume, di massa al punto da trasformare i LAN Parties in veri e propri festival per appassionati: i LAN Parties avevano raggiunto la Demoscene.

Demostrami cosa sai fare

Già ma, esattamente cosa è questa Demoscene? Non è altro che la “scena” (intesa come ambiente culturale) dove a farla da padroni sono i programmi informatici sviluppati per dimostrare le proprie capacità di programmazione. Delle vere e proprie presentazioni visive e sonore, filmati in grafica digitale generati in tempo reale. Una scena attiva già dagli anni 80 grazie al crescente successo dei personal computer (Amiga in primis) che vede la sua massima espressione nelle competizioni, i raduni in cui i vari gruppi si sfidano per vedere chi è la squadra di hacker migliore, chi è il più bravo a bucare il codice e chi, come i graffittari, lascia il segno migliore, il logo più bello. E quale sfida migliore per un informatico se non fare ingegneria inversa ed eludere i sistemi di sicurezza dei programmi commerciali? E quale posto migliore per lasciare segno del proprio passaggio se non inserire una firma (la demo, appunto) all’interno di un programma o videogioco hackerato (anzi, con le protezioni rotte, cracked… un videogioco crackato)? Col passare del tempo la cultura demo volle distinguere gli hackers dai gruppi “crackers” (gli hacker cattivi), soprattutto in vista di eventi e raduni su larga scala. La demoscene voleva nettamente prendere le distanze dalla pirateria (almeno pubblicamente), inneggiando la creazione di contenuti slegati dal contesto di illegalità, delle piccole opere d’arte fatte di codice sorgente. Una fiera dei programmatori insomma. Ma, ovviamente, un conto è distinguere le due attività sulla carta e un altro è escludere la presenza di questo sottobosco dai demo party (che a tutti gli effetti erano e sono competizioni di programmazione e non di hacking o pirateria). La verità è che le due cose sono intimamente legate anche perché molti “gruppi” (o “crew“) che parteciperanno alle competizioni demo sono gruppi noti e attivi nell’ambito della pirateria (anche se, specifico, la demoscene e la scena pirata sono due cose diverse). I primi raduni in grande stile, quelli che generano quasi un culto e saranno di ispirazione per gli eventi futuri, sono datati attorno al 1992: The Gathering (letteralmente “il raduno”) in Norvegia, The Party in Danimarca e Assembly in Finlandia. Ben presto, come si diceva, queste vere e proprie competizioni, passano dall’essere eventi in cui lo scopo principale è riunirsi per condividere una passione, imparare, mettersi in mostra e socializzare a ritrovi di videogiocatori incalliti che, come nei LAN Party più classici, sono più interessati a giocare che a scambiare quattro chiacchiere e conoscere gente nuova. Ecco allora che The Gathering inizia ad ospitare sempre più fan del mondo interattivo, a dare sempre più spazio alle sfide virtuali, dare più importanza a tutto ciò che riguarda il gioco. Assembly inizia ad ospitare anche tornei di Doom, Birdie (un LAN Party evento svedese) inizia ad abbracciare la cultura demo. Insomma le due realtà si fondono: musica, videogiochi, programmazione, aree dedicate ai tornei, aree ristoro, parchi esterni, gente da tutta Europa (e, in alcuni casi, anche da tutto il mondo), mercatini dell’usato (più o meno legali), scambio di materiale pirata e non, internet e cerimonie di premiazione con maxischermi.

Ecco una tipica sala di un demoparty

Come la fenice risorge dalla cenere

Il processo, in molti casi, è andato anche in senso opposto, portando alla divisione della scena demo pura europea dalla cultura dei LAN Party, facendo sì che si siano venuti a creare “festini dei demo” (lo so che Caparrezza si riferiva ad altro) puri e dedicati esclusivamente alla scena del codice, altri in cui videogiochi e demo convivono, LAN Party indipendenti con un ritaglio di spazio per la scena demo (categorizzabili più come ex demoparty evoluti in LAN Party ma ancora ancorati alle loro radici) e tornei multigiocatore. Ma se la cultura demo non è stata soppressa da internet (anzi, ne ha fatto tesoro diventando ancora più di massa mantenendo ben salde le sue origini e tradizioni) lo stesso non si può dire della bellezza del giocare in locale. Su console è praticamente sparita questa possibilità (se si escludono ovviamente le partite sulla stessa macchina/console) mentre su PC è sempre più raro vedere giochi che supportano questa modalità (praticamente mai su titoli cosiddetti “Tripla A“, ovvero venduti a prezzo pieno e prodotti dalle grandi case editrici o di sviluppo, relegando questa modalità a titoli meno blasonati) facendo prevalere il gioco via internet. C’è di buono che gli appassionati non mancano, sia di giochi (vecchi e nuovi) che della cultura di questo modo di videogiocare, per alcuni superato mentre per altri più genuino e, ironia della sorte, a volte si conoscono e organizzano proprio grazie a quell’internet che sembra aver distrutto questa peculiare abitudine. Adesso (intendendo negli ultimi anni, non proprio nel 2021, visto che il Co-Vid19 è sempre dietro l’angolo) chi fa un LAN Party lo fa solo per scelta e non più perché è l’unico modo per giocare. Ormai non è più solo un gioco: è di nuovo cultura, è di nuovo passione. Io stesso sono uno di quelli che con gli amici piace ritrovarsi fisicamente insieme davanti alla TV e giocare, ridere, scherzare, passare del tempo insieme (anzi, spesso quello che porta giochi e console/PC sono proprio io). Chissà che finalmente non riesca ad organizzare una partita a Doom a casa mia (ho due computer d’epoca apposta che non aspettano altro): anzi, vi saluto e vado a prepararli (magari è la volta buona). Un saluto e al prossimo articolo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...