Hook – Capitan Uncino

È una domenica come tante altre, sei dalla nonna e la gara delle BBurago si è appena conclusa con una vittoria schiacciante del deltone Martini sulla Panda. Scorri col dito il titolo delle varie cassette registrate, tra cui spicca una delle tue preferite, Baby Birba, e ti chiedi come sia possibile che il nastro non si sia ancora consumato del tutto. Vai verso la cucina, senti un profumino invitante e anche un rumore familiare: la macchina dei popcorn è in funzione e forse nel frigorifero è rimasto uno di quei succhi all’albicocca nelle bottiglie di vetro. La nonna ti guarda mentre allunghi una mano, dicendoti che sono ancora crudi e ti fanno male (ma è troppo tardi perché un paio di chicchi sono già in viaggio verso l’intestino). Stanco, avvilito, annoiato e affamato ti dirigi verso la camera, quella col lettone (solo perché è il più morbido), e inizi a saltare. Poi una cosa attira la tua attenzione: è un telecomando grigio, abbastanza anonimo. Lo prendi e senza indugio schiacci un tasto e la TV a tubo catodico si accende, sintonizzandosi quasi per magia sul 6. Il logo di Italia Uno è al centro dello schermo; guardi l’orologio e realizzi che sei ancora in tempo per il film del pomeriggio. Quasi venti anni più tardi è sempre domenica. Non sei più sul lettone di nonna ma in camera tua, la TV non è più a tubo catodico ma è LCD, le BBurago sono rimaste in cantina mentre una custodia di DVD giace inerme sulla scrivania. Solo una cosa unisce queste due giornate così distanti nello spazio e nel tempo: Hook – capitan uncino.

Ed eccolo qui, il capitan Giacomo Uncino (Dustin Hoffman).

Capitano mio capitano

No, non sono diventato scemo tutto di botto, so benissimo che la frase è presa dal film l’attimo fuggente. Questi due film, però, hanno una cosa in comune: Ronin Williams. In fondo sempre di capitani si parla (anche se qui, a dirla tutta, non è lui a portare l’appellativo di capitano). Ma andiamo con ordine e calma.

La trama (con qualche anticipazione/spoiler)

La pellicola si propone come seguito della famosa opera di J. M. Barrie Peter Pan: in breve, il film parla di Peter Banning (Robin Williams), un avvocato di successo più attento al lavoro che alla famiglia, orfano di nascita e sposato con la bella Moira (Caroline Goodal) dalla quale ha due figli, Jack e Maggie. Peter e Moira, però, hanno in comune ben più di due figli: Moira è infatti nipote dell’ormai anziana Wendy Moira Angela Darling (interpretata da Minerva McGranitt ovvero Maggie Smith e da una giovane Gwyneth Paltrow), direttrice dell’orfanotrofio in cui Peter è cresciuto. Durante una cena di beneficenza, alla quale partecipano Wendy, Moira e Peter, i due ragazzini vengono rapiti: unico indizio è una pergamena firmata Giacomo Uncino. Quella stessa sera, una certa fatina di nome Trilly (Julia Roberts) fa visita a Peter pregandolo di seguirla all’Isola Che Non C’è per porre fine, una volta per tutte, alla diatriba con l’egregio Capitano e poter finalmente riabbracciare i propri figli. Come sicuramente avrete intuito, Peter Banning non è altri se non Peter Pan ormai cresciuto e disilluso, senza capacità di immaginazione, con mille pensieri per la testa ma nemmeno uno che sia veramente felice. Il resto del film prosegue con la riscoperta del fanciullino di Peter, la presa coscienza del suo passato e la grande battaglia finale prima del vissero tutti felici e contenti.

Analisi punto per punto

Ora che sapete, almeno a grandi linee, la trama, posso passare ad analizzare (o, meglio, posso fare delle piccole riflessioni personali) punto per punto ogni aspetto della pellicola. Sappiate che alcune considerazioni si basano sulla versione in mio possesso, ovvero la ristampa del 2006 in DVD collector’s edition (che di collezionabile non ha nulla se non i punti sulla tessera de La Feltrinelli) edita dalla Sony Pictures Home Entertainment. Bene, sì comincia…

Regia

Il film è stato diretto da Steven Spielberg e si vede molto il suo zampino: movimenti fluidi di camera (ad esempio tutta la scena ambientata nel covo di Peter Pan), inquadrature di dettagli spesso con grande zoom, impostazione “a capitoli” con stacchi netti ma collegati. Mi spiego meglio su quest’ultimo punto. Una caratteristica di molti film di Spielberg è quella che alcuni chiamano reset della scena, ovvero è nettamente percettibile quanto finisce una scena e ne inizia una nuova perché tutto a schermo è nuovo, azzerando le caratteristiche della scena precedente. Questa differenza tra le due scene è però spesso guidata da alcuni piccoli dettagli che servono logicamente ad unirle: ad esempio in una scena si vede Peter che guarda malinconico la nave di Capitan Uncino prima di fare una carrellata sui Bimbi Sperduti che vanno a letto; la scena successiva è ambientata dentro la nave ma senza che la nave venga fatta vedere da fuori (perché questo dettaglio era già presente nella scena prima). Le due scene hanno colori totalmente diversi (quella di Peter è tra il verde è il blu, mentre quella sulla nave è molto più calda), protagonisti totalmente diversi e si svolgono in momenti totalmente diversi ma logicamente collocabili a livello temporale.

Altra caratteristica alla Spielberg presente è quella alternare livelli e piani differenti e separati per creare una certa energia e movimento nella scena, accompagnando il tutto dalle posizioni e dalle posture degli attori su schermo. Altro esempio: quando Peter e i Suoi sì avvicinano alla nave dei pirati, sì vedono in sequenza inquadrare sempre più strette a mano a mano che si avvicinano alla nave. Non solo: il gruppo nella prima scena è più distanziato mentre è praticamente un tutt’uno verso la fine.

Solo per voi, Bob, Dustin, Steven e Robin.

Fotografia e scenografia

Lo stile del film è comunque quello tipico di chi vuole raccontare una storia in maniera fluente e intersecando eventi reali con eventi fantastici. La fotografia in questo contesto aiuta molto, declinando le scene di fantasia con toni più caldi e riservando alle scene reali i toni più freddi. L’uso sapiente dei colori viene poi esasperato dalle scenografie, più ricche (ma anche volutamente più finte ed esagerate in certi casi) nelle parti ambiente sull’isola. Va poi ricordato che fotografia e scenografia aiutano a dare identità alle scene e contribuiscono allo stacco di cui si parlava poco sopra. È comunque interessante far notare come verso la fine del film, una volta ritornati nel mondo reale, vi sia una certa dose di “calore” e luminosità nelle scene reali pur riducendo a mantenerne l’identità dei toni freddi: è la rappresentazione visiva di come l’esperienza fantastica abbia contaminato la realtà quotidiana.

Sulla scenografia, come già accennato, c’è da dire che è allo stesso tempo realistica e cartoonesca. La parte più realistica, oltre alle sequenze ambientate nel mondo reale, è quella che vede come protagonisti i buoni, ovvero Peter e i suoi;  per quanto riguarda i corsari, invece, la situazione è mista: la nave e gli interni sono veramente ben fatti e realistici, mentre la cittadina pirata e i suoi dintorni sono chiaramente fasulli e pieni di ornamenti di plastica. Tenete comunque a mente che in ogni caso ci troviamo di fronte ad elevata qualità (non sono sicuramente set paragonabili a Gardaland, gli standard cinematografici sono nettamente superiori). Io credo che sia voluta come scelta di resa visiva per supportare le scelte di regia e per meglio caratterizzare gli antagonisti di turno. Effetti speciali convincenti e validi, superiori a quelli di film per ragazzi della sua epoca. Unico neo sono alcune (non tutte) sequenze di volo in cui l’immagine non è ben fusa o in armonia con lo sfondo, lasciando vedere charamente il barbatrucco di montaggio.

Musiche

Colonna sonora ad opera del sempreverde John Williams (giusto per dirne una, è l’autore delle musiche dei 9 film della saga principale di Guerre Stellari), senza infamia e senza lode. Funziona ma non è memorabile. Non è mai invasiva o fuori luogo, ha la giusta intensità, il giusto arrangiamento, la giusta presenza.

Recitazione e sceneggiatura

Sulla recitazione non ho nulla da dire: ottimi attori che interpretano in maniera ineccepibile un buon copione. Gli attori meno convincenti sono Bob Hoskins (nel ruolo di Spugna, anche se tutti lo ricordiamo come Eddie Valiant in Chi ha incastrato Roger Rabbit? e, soprattutto, come l’idraulico italiano Mario) e Caroline Goodal, mentre i bambini sono validi, chi più chi meno. Per quanto riguarda la sceneggiatura devo dire che è molto convincente e adatta al genere e al pubblico, mettendo insieme diversi livelli di serietà e spunti di riflessione. C’è, comunque, da dire che la prima parte del film (circa 1/3), quanto a sceneggiatura, è inferiore alla seconda. Ricordiamoci comunque che è un film per famiglie e ragazzi, non un opera di Shakespeare, quindi le mie parole vanno ben soppesate e contestualizzate.

La mia copia in DVD

E qui iniziano i dolori, le noti dolenti della versione DVD. Dal lato tecnico si nota che è un DVD vecchiotto (parliamo di una ristampa del 2006 di un DVD che credo fosse in catalogo anni prima), però, in tutta onestà, mi affascina proprio per questo. I colori non sono vividissimi in molte scene, però non posso nemmeno dire che siano sbiaditi; il master usato è un po’ troppo luminoso a volte (il che porta a neri non proprio perfetti), ma grazie al cielo la grana della pellicola non è stata toccata (o se è stata pulita è stato fatto un buon lavoro). Chiariamoci, per essere

  • Un DVD (e già questo lo penalizza);
  • Del 2006;
  • Che ho comprato usato;
  • Con un film del 1991
  • Film che, tra l’altro, non è mai stato definito capolavoro né osannato dalla critica e, nonostante abbia riscosso dei bei soldini, è stato dichiarato dalla casa produttrice come non remunerativo

non si può chiedere troppo, motivo per cui darei un 7 1/2 (quasi 8 se vogliamo essere buoni visti i consideranda qui sopra) come qualità dell’immagine. Dal lato sonoro c’è una classica traccia in Dolby Digital Surround 5.1 sia in italiano che in lingua originale. Considerando anche le limitazioni del formato (dopotutto ricordiamoci che il classico Dolby Digital è un formato compresso, a volte con tagli di frequenze oltre i 20/22 kHz e che, su DVD, il bitrate massimo è di 448 kbps) [se non sapete di che cavolo sto parlando andatevi a rileggere quest’articolo] l’audio è ben definito spazialmente, tutto sommato pulito (ma si sente chiaramente che arriva da una pellicola) e ben equalizzato e bilanciato. Leggermente compresso ma il missaggio compensa in positivo. Direi un 8 per l’audio. Quanto al menù… Giudicate voi.

Bello, vero? Soprattutto in tema col film.

Che dire, credo di essere andato sufficientemente a fondo (forse anche troppo e con troppa serietà visto quel che è). Secondo me merita? Sì, assolutamente. È un cult o un must d’avere? Forse non un must have ma di sicuro è una piccola perla troppo spesso dimenticata. I nostalgici lo innalzeranno a leggenda, gli amanti di Spielberg ne rimarranno incuriositi, i bambini lo adoreranno mentre per gli amanti di Williams… Beh per loro si che è da collezione! Non importa chi siate o cosa vediate: l’importante è che ne valga la pena e vi intrattenga in un modo o nell’altro. Per questo articolo è tutto, non mi resta che inserire la videocassetta di Ritorno al Futuro nel videoregistratore, schiacciare play e augurarvi buona visione!

4 Replies to “Hook – Capitan Uncino”

  1. Un’analisi davvero molto approfondita su un film a mio avviso sottovalutato e che apprezzo molto ancora oggi. Hook è una pellicola imperfetta, soprattutto nella parte centrale, ma che a mio avviso riesce perfettamente a parlare di tematiche care a Spielberg e a farlo con grande maturità. Più lo riguardo e più mi convinco che sia un ottimo film e mi dispiace che Spielberg non sia soddisfatto del lavoro svolto.

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    1. Grazie mille del complimento 🙂 posso capire come mai Spielberg non l’abbia ritenuta soddisfacente ma è incredibile come nonostante la sua imperfezione e i suoi difetti sia un’opera comunque godibile e piena di spunti di riflessione

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      1. Secondo me neanche lui in realtà si rende conto dell’opera che ha creato. Tra tutte le pellicole dedicate ai ragazzi, penso che questa sia la più matura e interessante, riesce a riprendere perfettamente le tematiche di Empire of the sun e a rivolgerle a tutti. Avevo scritto un articolo a riguardo sul mio blog se ti interessa.

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