Ma ti ricordi il Festivalbar?

È estate e l’ozio è sempre dietro l’angolo. Ventilatore accesso, tapparelle semi-chiuse e telecomando in mano. Il tubo catodico si accende, facendo quel suo scoppiettio caratteristico: ed è subito neve. Mi ricordo che, in effetti, la TV analogica in Italia è praticamente defunta. Il videoregistratore è lì, mi guarda… Ma non ho voglia di scegliere un film (che magari, poi, è pure da riavvolgere). Cambio di programma (anzi, di televisore); questo funziona, anche se è tutta un’altra esperienza. Zapping svogliato, 110 canali a ostacoli, cambio triplo e un’occhiata al televideo. Poi, all’improvviso, una pubblicità mi appare e ho un’epifania: è tornato il Festivalbar. Certo sono repliche, ma meglio di niente. Tutto tremante e febbricitante attacco il decoder USB al computer, deciso più che mai a registrare la puntata (inutile dire che non c’è stato verso di far funzionare quel maledetto aggeggio che, come al solito, fino all’ultima volta andava). Già, ma che fine ha fatto il Festivalbar? Non saranno di certo il caldo e un sintonizzatore a fermare il nostro excursus sulla storia di uno dei programmi musicali più amati (o, almeno, più famosi nel nostro paese) della televisione italiana, addentrandoci con calma e ordine nella lunga evoluzione di questa manifestazione.

Quel che è successo lo dobbiamo all’uomo seduto al bancone del bar, Vittorio Salvetti.

Mamma mia dammi 100 lire che il jukebox voglio fa’ suonar

Tutto ebbe inizio nei lidi veneti, terra del signor Vittorio Salvetti. Un giorno dell’estate 1964, in uno dei tanti bar della riviera, probabilmente seduto a bere qualcosa, rimase affascinato dal suono di una moneta in una gettoniera; moneta che un giovane ragazzo aveva utilizzato per avere ben 10 minuti di musica a sua scelta, nella speranza di far sorridere e canticchiare quella ragazza del tavolo 7 intenta a sorseggiare una limonata. Non andò esattamente così ma sicuramente sono stati eventi come questi che fecero scaturire nella testa di Salvetti l’idea di affiancare al jukebox dei locali una macchinetta che contasse quante volte una canzone venisse scelta, ovvero quante monete da 50 lire (o 100 se si voleva avere la bellezza di 10 minuti di musica) finivano nella gettoniera: nacque così il Festivalbar (visto che la misurazione avveniva proprio nei jukebox dei bar più frequentati) che culminò con la premiazione nella cittadina di Asiago, a settembre, della canzone più suonata (anzi, vista la fine dei soldi spesi per ascoltarla è proprio il caso di dire la più gettonata) ovvero Credi a me di Bobby Solo. L’estate successiva l’iniziativa si estende a tutta l’Italia e, nel 1966, visto il successo riscosso, la premiazione diventa un vero e proprio evento televisivo in diretta sulle reti Rai (per la precisione l’edizione 1966 andò in onda sul Secondo Programma ovvero l’odierna Rai 2) da Salice Terme (ne uscirà vincitrice una certa Caterina Caselli con la sua Perdono). Nel 1968 la RAI decide di aumentare lo spazio televisivo dedicato alla manifestazione passando da 15 minuti a ben un’ora e mezza (l’intera durata della serata finale). Nel 1971 fanno capolino in classifica anche dei ragazzi che suonano il rock (forse Deep Purple vi dice qualcosa): è l’anno in cui gli artisti stranieri iniziano ad avere una certa rilevanza (anche se è da segnalare che già l’anno precedente la vittoria spettò agli Aphrodite’s Child). Ma il vero evento avvenne l’anno successivo: dal ’72, infatti, la serata di premiazione si svolse all’arena di Verona, diventata con gli anni a venire il vero e proprio simbolo della manifestazione.

80 voglia di musica

Dopo spostamenti vari della finale tra Programma Nazionale (ovvero Rai 1) e il secondo, nel 1983 accadde la svolta definitiva che portò il programma ad essere quello che tutti ricordiamo: la messa in onda non era più a cura della televisione di stato, bensì dell’emittente privata Fininvest che trasmise il programma su Canale 5. Col cambio di rete ci fu anche un cambio di organizzazione e regolamento: 12 puntate settimanali (“L’unico festival a puntate del mondo” secondo Salvetti) in cui gli artisti più in voga del momento si esibivano rigorosamente in playback (eccezion fatta per il concerto di Lou Reed). Il vincitore, che non sarebbe più stato il brano più gettonato (vista la lenta decadenza dei jukebox) bensì quello con più trasmissioni radiofoniche, fu Vasco Rossi e il suo “piccolo spazio pubblicità” (ovvero l’indimenticabile Bollicine). Festivalbar diventa il perfetto emblema della TV commerciale, di tendenza, di compagnia e senza impegno politico, quel programma senza pensieri che ha solo l’obbiettivo di far divertire i giovani (e spingere un po’ l’industria discografica, diciamocelo chiaramente). Il ventennale viene festeggiato con una tripla pubblicazione discografia: accanto infatti alla consueta compilation su vinile e musicassetta (a cura della RCA) vennero affiancate due compilation celebrative, entrambe in doppio vinile e pubblicate dalla Polystar/Polydor (la doppia/tripla compilation negli anni seguenti sarà sempre più comune anche a causa dell’aumento di canzoni in gara e dei differenti diritti di autore e case discografiche in gioco). Pochi anni più tardi, nel 1986, venne introdotto anche il premio Festivalbar ’33 ovvero l’LP più venduto dell’estate (premio assegnato al disco d’oro Nuovi Eroi di Eros Ramazzotti). L’influenza di Cecchetto, talent scout di prim’ordine e uomo chiave di Radio Deejay (nel pieno dei suoi anni d’oro), inizia pian piano a farsi sentire anche grazie al buon numero di artisti della sua scuderia in gara (tra cui Sandy Marton con People from Ibiza). Uno spettacolo itinerante per tutti quanti, ora che le principali piazze d’Italia erano diventate il palco del festival.

Gli anni del “tranquillo siam qui noi”

Il 1989 vede vincitore Raf con Ti pretendo; la cosa interessante è che fu trasmesso non più su Canale 5 ma sulla più giovane (come pubblico) Italia 1 (rete sulla quale il programma resterà vita natural durante). Ci pensa mr. Gioca Jouer a svecchiare la formula: l’anno prima chiama Gerry Scotti per condurre il festival, poi ci aggiunge la signorina Susanna Miraggio e, nel ’93, il microfono passa al divin codino direttamente da Karaoke (no, non sto parlando di Roberto Baggio ma di Rosario Tindaro Fiorello). Da lì in poi è un susseguirsi di nomi (tra cui Federica Panicucci, Amadeus e Alessia Marcuzzi), molti dei quali ebbero proprio grazie al Festivalbar una consacrazione come personaggi dello spettacolo e presentatori. E assieme ai presentatori cambia anche la messa in onda delle puntate (ormai registrate e mandate in differita) che inizia verso la fine di maggio per proseguire fino a luglio e concludersi, dopo la pausa estiva di agosto, con il galà finale a settembre (non sempre in onda dall’arena a causa di disguidi con l’assessore dei beni culturali in merito a possibili rischi di danneggiamento alla struttura… Disguidi fortunatamente risolti negli anni a venire). A far da sfondo alla manifestazione, in questo decennio, furono tre cose: l’introduzione delle anteprime quotidiane (ovvero dei brevi montaggi di riprese dietro le quinte presentate sotto il nome del contenitore Anteprima Festivalbar), le cartoline (video e immagini relative alla location di turno, mandate in onda durante il programma) e le selezioni italiane per il concorso Look of the Year (una sorta di Miss Europa). Queste ultime erano strutturate in turni (uno per ogni tappa) durante i quali una sola ragazza ne usciva vincitrice (utilizzando come mezzo di valutazione la rumorosità delle ovazioni del pubblico); le vincitrici di ogni turno si sfidavano poi nella finale che avveniva durante l’ultima puntata del festival musicale. Il successo del programma non tende minimamente ad arrestarsi e nel 1997 il Festivalbar esce dai confini nazionali con una tappa all’arena di Pola, in Croazia. Ma l’anno successivo accadde il peggio, un duro colpo per tutti: la morte di Vittorio Salvetti. Gli succede (con non troppi successi) il figlio, Andrea, che ricorderà spesso sul palco il padre.

Dal 1993 con furore Amadeus, Federica Panicucci e Fiorello.

Fuori dal tunnel del divertimento

Il Festivalbar ha accolto a braccia aperte il nuovo millennio e si può dire che il nuovo millennio abbia accolto a braccia aperte il Festivalbar. Se l’edizione del 2000 fu un buon successo (forse merito di Mariah Carey, forse di Fiorello o forse era proprio l’anno nuovo) quella del 2002 sancisce l’inizio delle performance dal vivo (che si fanno sempre più comuni per buona parte degli artisti in gara), scelta che permette di mantenere un buono share degli ascolti. Tuttavia gli anni iniziano a farsi sentire e la formula sa di poco rinnovata, come il vestito della cresima tirato fuori dall’armadio che, sì per carità è bello, però va un po’ stretto. Le case discografiche fanno sempre più pressione, un po’ anche perché inizia l’era degli mp3 e dell’iPod (cambiando modo di comprare e fruire la musica). La botta definitiva la diede nel 2006 il trio Forrest – Chiabotto – Blasi, coadiuvati anche dai concomitanti mondiali (tra l’altro, piccola nota totalmente inutile, io quell’anno ero a Lignano Sabbiadoro e riuscii ad ascoltare il Festivalbar fuori dall’arena, un lusso e un sogno per un undicenne appassionato di musica... Che ricordi!). Un po’ a causa delle scelte artistiche, un po’ a causa del marketing, del mercato, dei conduttori, dei mondiali (che non vidi così come non vedo tutt’ora visto che non me ne frega asso nulla), fatto sta che gli ascolti crollarono a picco. L’anno successivo le città toccate dal tour musicale furono solo tre (Catania, Milano e Verona); venne istituto il premio per il brano più comprato nei negozi di musica digitale (premio vinto dai teutonici Tokio Hotel con Moonsoon) e si integrò la votazione tramite il social network musicale per eccellenza, il più in tendenza dell’epoca, ovvero MySpace. Tuttavia nulla servì a salvare la manifestazione dalla caduta nel precipizio: la 44a edizione del Festivalbar fu anche l’ultima.

Direttamente dal sito ufficiale del Festivalbar, lo sfondo dei Finley!

Il 2008 fu il primo anno senza premiazione della canzone più gettonata e fu anche l’ultimo anno in cui venne pubblicata la doppia compilation (sì, nonostante non si tenne il programma gli album furono prodotti e messi in vendita comunque). Festivalbar è morto e purtroppo difficilmente tornerà con una nuova edizione. Il motivo? Soldi. Fino a qualche anno fa tra le cause si sarebbero annoverate il casino di fusioni e fallimenti delle etichette discografiche, il cambiamento del mercato musicale, i vari comuni, il cachet di artisti, gli sponsor, non da meno, le emittenti televisive e gli autori non più disposti a pagare e sfruttare un format del genere. Eppure da qualche anno stanno lentamente tornando in voga i vari eventi musicali estivi (Battiti live, Radio Italia Live, Coca-Cola Summer Festival per citarne alcuni) e il mercato musicale ormai si sta assestando ad uno standard in cui, sebbene la fruizione in streaming la faccia da padrone, anche il formato fisico ha dimostrato di avere il suo zoccolo duro più o meno costante. E allora qual è la vera causa? Semplice: il signor Andrea Salvetti. Il perché è presto detto: l’affezione e la gelosia possessiva verso il format e il marchio hanno portato Salvetti a cedere con grande difficoltà i diritti, peggiorate dall’astio che c’è tra il figlio dell’ideatore e Mediaset, altra detentrice parziale dei diritti del programma. Qualche anno fa (almeno 7/8) Maria De Filippi aveva lanciato l’amo ma Salvetti ha deciso di ignorarlo. E così oggi siamo qui, orfani di un programma che ha fatto la storia della parte musicalmente giovane della TV estiva, con scarse repliche (nemmeno troppo pubblicizzate) e penuria di materiale storico d’archivio sulla rete (sempre grazie a salviettina). Ringrazio di avere ancora qualche scarna registrazione parziale che conservo con gelosia. Spero che questo “breve” excursus sulla storia del Festivalbar sia stato di vostro gradimento e vi abbia intrattenuto. Per oggi è tutto (tranquilli che non sparisco come la compilation blu e quella rossa, tutt’al più ci potrebbe essere un po’ di ritardo nell’uscita dei nuovi articoli), io vi saluto ma ora devo proprio scappare perché inizia Popcorn

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